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Intervista di Loris Furlan

1) Proviamo dapprima a capire che cos’è Nihil Project, un’entità che non sembra avere le caratteristiche di un gruppo rock comunemente inteso…

Antonello: Le nozioni di “band” e “gruppo” fanno parte di una mentalità avvezza alla semplificazione. Noi non crediamo nel dualismo, ma nell’unione taoista quindi non ci interessa impersonare ruoli che siano riconoscibili dalla gente.E’giunta l’ora di lanciare una serie di nuovi termini legati alla condivisione artistica: si può allora parlare di collettivo (citando l’esperienze controculturali sessantottine) o di comunità o addirittura di monadi Leibniziane, ma certo non di gruppo.

Andrea: Già, tanto più che il Nihil Project si caratterizza come una non-entità, negando se stesso come progetto, come ordine, per proiettarsi libero nel caos delle contraddizioni.

2) Nel vostro lunghissimo cd “Paria” sembra emergere una dimensione sacrale che si espande senza confini tra suono, parole e citazioni…

Antonello: San Tommaso d’Aquino sosteneva che “chi canta prega due volte”. Ritengo che la dimensione naturale del far musica sia collegata alla sfera del sacro; l’ideologia del successo può far pensare il contrario, ma il musicista è uno strumento di Dio.
Timothy Leary dichiarò solennemente che i Beatles erano “Messia divini, le più sagge, le più efficaci apparizioni che il genere umano avesse mai prodotto”…Personalmente non vedo esagerazioni in tutto ciò. Il Rock sta’ancora aspettando i suoi nuovi Messia…

Andrea: Dal mio punto di vista la dimensione sacrale insita nella musica non ha a che fare con un Dio, semmai si può ricollegare alla presa di coscienza del fatto che esiste un principio unico, di ordine vibratorio, che sottostà alla molteplicità delle esperienze. Tramite la musica e il suono ci si sintonizza con questo principio e quindi con l'universo intero… è un po' il Nada Brahma del pensiero induista.

3) Potremmo pure rintracciare delle forti affinità con la cultura psichedelica seventies. Magari il primo Battiato e dintorni potrebbe essere un buon riferimento.

Antonello: Ti ringrazio per questo! L’unica appartenenza che sento è quella con la Summer of Love inglese. Riguardo a Battiato che altro dirti se non che è sempre stato uno dei miei compagni di viaggio più cari?

Andrea: La psichedelia, se intesa come condizione esistenziale, è sicuramente l'ambito cui sento di appartenere, anche se musicalmente cerco nuovi orizzonti… del resto varcare i confini è l'atto psichedelico per eccellenza!

4)Nelle vostre estese espansioni sonore possiamo rintracciare ospiti, sia reali che in samples, più o meno illustri: proviamo a tracciare una carrellata con annessi significati, che faccia luce su una sarabanda apparentemente sincretistica?

Andrea: La varietà delle "presenze" che attraversano la nostra strada risponde al principio unico della sintonia… come lunghezze d'onda sovrapposte Claudio Rocchi, Mino Di Martino, Goad, Hypnowave, e tutti gli altri amici risuonano insieme, almeno per qualche istante…

Antonello:Inoltre non abbiamo nessun timore a pagare il nostro tributo ad una serie di coraggiosi irregolari che hanno solcato le vicende della asfittica cultura mondiale.

5)Se non sbaglio certe vostre posizioni marcate e, perché no, socio-politiche vi hanno creato qualche contrasto o fraintendimenti da parte della stampa italiana.

Antonello: Ho imparato sulla mia pelle che chi cerca di essere libero deve pagarla! Il mio percorso personale, tortuoso, ma limpido e sincero ha scomodato anche i piani alti della cultura: Liberazione e Paolo Mieli mi hanno associato ai “nostalgici delle SS”(in quanto pacifista)…Bisognerebbe commentare, ma perché perdere tempo con sciocchezze simili? Panta rei.

Andrea: Certamente Nihil Project si pone come esperienza radicale, ma va al di là delle polemiche personali e dei partitismi faziosi: ci interessa la fluidità della vita, che non può essere cristallizzata in sterili istituzioni.

6)Perché è così difficile e poco credibile fare musica e politica contestualmente nella nostra epoca? Come sembrano lontani in tal senso gli anni settanta…

Antonello: Lontanissimi! Però io credo che fare “politichetta” sia consentito, come dimostra il successo di tanti militanti.Quello che non è ammesso è essere irriducibili ad una realtà presentata come salvifica. Noi neghiamo il concetto di appartenenza per spostarci sul piano delle idee. Su di esse comincia il nostro lavoro. Sono un libertario di sinistra, ma amo il dubbio…

Andrea: Il problema secondo me è che viviamo un periodo in cui la società dichiara morta l'arte, mentre l'arte dichiara morta la società… non credo possa esistere un dialogo fra cadaveri!

7)Non è casuale la “carta dei principi” esposta nel vostro sito…

Antonello: Senza dubbio. Ne sono orgoglioso proprio perché credo che siano pochissimi gli ensemble che hanno prodotto qualcosa di simile. Là c’è il nostro pensiero, sempre se è possibile fissare qualcosa in perenne mutazione…

Andrea: già, la "carta" è più che altro un punto di partenza.

8)Non mi sembra abbiate una grande fiducia nella scena underground nazionale. Eppure certi slanci e scelte vi appartengono in un contesto italiano. Come vi state muovendo per rendere più visibile e partecipe il vostro impegno musicale, culturale e politico?

Antonello: Semplicemente ci rivolgiamo a tutti, senza complessi… E’ per noi importantissimo dialogare con l’esterno. Non so cosa intendi per Underground, ma il fatto che collaboriamo con decine di frequentatori delle catacombe artistiche italiane credo che dimostri la nostra vicinanza al mercato indipendente.Certo è che prima di tutto privilegiamo la qualità e non le etichette.

Andrea: La scena indipendente, italiana e non, rischia di commettere un grave errore avvicinandosi troppo alla politica delle major, sacrificando la ricerca. Sono poche le situazioni veramente coraggiose. Noi vorremmo che si creasse una nuova rete controculturale… vedremo!

 

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