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Carlo Terracciano

dal

BOLLETTINO INFORMATIVO N°27
A CURA DELL'ASSOCIAZIONE LIMES

Insolito per chi scrive trattare di musica, specialmente di musica alternativa e sperimentale. Ma il cd in esame meritava una segnalazione particolare. Antonello Cresti non è solo compositore ma ha recentemente curato l'introduzione al volumetto di Cutaia ,"Sangue e acciaio", edito da Noctua edizioni. In questa occasione l'opera è divisa col polistrumentista Janex (Andrea Gianessi). In "Nihil Project", denominazione di per sé emblematica, risalta in particolare la compiutezza circolare dell'opera, la strutturazione sottesa al project del titolo. L'apparente improvvisazione infatti non è fondata sulla casualità, ma al contrario potremmo dire, giocando sui termini, sulla causalità consequenziale dei brani. Una sequenza ritmica degli stessi che mantiene desta l'attenzione e la tensione nell'ascoltatore. Le parti suonate evidenziano il fraseggio a volte intimista, altre aulico e ricercato. Alta la perizia nell'uso degli strumenti, intenzionalmente portati ai limiti del suonare alternativo. Ottimi i suoni di synth, i campionamenti funzionali ai pezzi ispirati alle acute citazioni (valga per tutti il frammento dal Sakamoto di "Anger" o il rilevante frammento dai Synaulia di Walter Maioli). Le voci sono riprese professionalmente, e si armonizzano perfettamente in coesione di suoni e parole; in modo non certo dilettantesco per dei giovani agli esordi. Campionamenti e parti elettroniche, sia programmati che suonati, è lavoro fatto con cognizione di causa e risulta ben costruito e fuso. Sempre a proposito di coesistenza tra elettronico ed acustico, rileviamo come le apparenti aritmie siano asincronicamente ricercate, le stempiature anche nel sync degli effetti, come i delay stereo, mai infastidenti. Il recitativo di Cresti, quasi teatrale, combina recitativo plurilinguistico e parti cantate sempre sul filo di una apparente stonatura magistralmente tenuta sotto controllo. Per certi aspetti ci riporta alla mente il miglior Battiato dei tempi che furono: in particolare in "La realtà è la mia illusione" d'apertura. Ma non manca l'ironia drammatica di "Alienazione metropolitana", vero manifesto ANTIMONDIALISTA del falso progressismo modernista, per poi subito dopo passare al metafisico di appunto "La Metafisica delle vette", di evoliana memoria. Per concludere con l'insinuante voce di "Sequentia". Dal punto di vista compositivo poi ci troviamo, come da titolo, nel "progetto nihilistico", quasi contraddizione in termini con effetti ipnotici ma convincenti: la produzione etnica e world cui ci si ispira, si combina qui nella verticale degli accordi e nel reinvestimento orizzontale della ricerca melodica sempre presente.
In conclusione, pur non essendo esperti musicali (ai quali rimandiamo il giudizio finale, dopo un'attenta audizione del presente cd), riteniamo che i modelli che aleggiano lungo tutto il timing dell'opera di Cresti e Janex siano stati ben interpretati, con misura e finalizzazione d'intenti: come Sylvian e il nostro Chimenti, anche nei loro valori apparentemente più atonali e criptici. Non manca la cura e l'amalgama. Ecco la progettualità nihilistica del titolo: l'effetto di armonica caoticità la si ottiene non componendo caoticamente bensì COMPONENDO IL CAOTICO. Dare forma al Caos? In pratica.la quadratura del cerchio. Una prova d'avanguardia che, ci auguriamo, sia per i giovanissimi autori il primo passo di una lunga via di sperimentazione e successi.

 

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